NEW TARDINI, LO SCARICABARILE DI BOSI
(Gmajo) – Dopo aver trascorso qualche ora della mia esistenza per l’amanuense trascrizione notturna dei venti minuti di Parma Europa dedicati al tema del New Tardini (la cronaca) – stesso sistema artigianale che utilizzavo da ragazzo per mandar meglio a memoria le lezioni di storia dell’arte della professoressa Zanichelli (che ancora oggi si domanda perché tutti quanti, in sede di interrogazione, intonassero la formula: “Giotto è un punto fermo…”: semplice, era quello che lei aveva detto e io sbobinato…) e che non abiuro in questi tempi di AI – posso ora cimentarmi nella chiosa (commento) di quanto ascoltato.
In sede di titolo mi permetto di parlare di “scaricabarile” di Bosi: non saprei come altrimenti definire la condotta dell’assessore al bilancio e allo sport del Comune di Parma, il quale, pur ricorrendo all’artifizio oratorio di dire che non si permetterebbe mai di dire (“non mi sento di mettere in croce chi sta investendo tante risorse sulla città”) in realtà dice. Dice, eccome… Perché quando il direttore Ferraguti lo interroga sui ritardi della grande opera, egli, non esita a mostrare l’indice verso il Parma calcio…
“I tempi si sono dilatati, è vero… Ci sono state delle scelte della Società comprensibili, che ha voluto rivedere parzialmente il progetto, e penso sia legittimo da parte di un investitore di una società sportiva che mette sul piatto vedremo che cifra, prima si parlava di 138 milioni, credo che questa modifica ridimensionerà un po’, ma parliamo, comunque, di un investimento molto significativo. In questi mesi e in questi anni abbiamo visto raddrizzare il progetto su diversi fronti, sicuramente sarebbe stato meglio arrivare ad avere prima una soluzione diciamo definitiva di questo tipo…”
Che il Parma Calcio sia molto mutevole, specie nelle decisioni del suo presidente, è vero, perché questi cambia top manager come fossero biancheria intima, e contestualmente muta i progetti, ma Bosi non effettua uno straccio di autocritica, nessuna assunzione di responsabilità. Bella fine delle interlocuzioni continue, costanti e sempre positive)…
Bosi enumera i vari interlocutori che si sono avvicendati – lui, invece, è rimasto sempre il medesimo, visto che era il vicesindaco di Pizzarotti (Federico), ed in sua vece aveva presentato con grande pompa ad aprile 2021 l’allora poi abortito progetto del Tardini -, e cita Martines (al quale concede lo zuccherino di ritenerlo un grande professionista, prima della legnata: “ma non arriva dal mondo del calcio”, verità, certo, ma fin che lui era in sella, mai si era permesso di rimarcarlo, per lo meno pubblicamente;
…prima ci eravamo rapportati con Franco Denari, prosegue Bosi, sì certo, quel Denari che un annetto fa (giugno 2024) su Tuttosport, quando era già stato costretto ad abbandonare la compagnia, ancora si vantava del progetto che lui aveva preparato con l’archistar Zoppini (e via, quanti denari di KK solo per il rendering!), come se l’opera fosse lì lì per esser inaugurata…
…prima ancora – prosegue, serafico, l’assessore – con Jaap Kalma, ma nessuno di questi aveva la forza, evidentemente, di prendere le decisioni strategiche in autonomia. Quindi, secondo lui, aveva avuto a che fare in pratica solo con dei passacarte, privi di potere operativi: peccato che, le visure camerali stiano lì a dimostrare che i poteri di Martines e quelli di Cherubini siano più o meno equipollenti, anzi, l’attuale plenipotenziario ha una clausola che il manager prestato per tre anni al calcio non aveva, ossia quella del preventivo assenso del CDA, ma lo stesso Martines era stato membro del CDA, cooptato quando uscì dal consesso Itay Levinsky…
Con una prassi assai diffusa alle nostre latitudini, poi, Bosi, visto che è in piena carica, si produce in un peana nei confronti di Cherubini (“Io credo che il suo arrivo, lato stadio, abbia dato una direzione chiara… “), il quale, secondo lui (meno secondo la già citata visura) sarebbe stato investito di una responsabilità superiore, noi abbiamo posto questi temi immediatamente e lui ci ha detto da subito che la sua intenzione era quella di lavorare su un cantiere a stralci, in realtà questa sua intenzione noi già la conoscevamo, però l’intenzione era sua, in quel momento, non era la versione definitiva, formale della Società sportiva. Versione ufficiale che, poi, sarebbe stata ufficializzata (immaginiamo con il beneplacito del CDA, ossia del proprietario e di suo figlio Oliver, che siede ancora in consiglio, lui sì con poter ben più ampi delle deleghe riconosciute al dirigente) attraverso la PEC ricevuta in Municipio nei giorni scorsi, quella vista da Giuseppe Milano della Gazzetta di Parma, che ne avrebbe scritto nel suo articolo, quello che metteva la parola fine al mono-cantiere ed apriva alla soluzione a stralci.
Il passaggio alla soluzione a stralci, comporta la fine definitiva del contest Stadio Provvisorio, e qui il mattatore della puntata di ieri sera di Parma Europa, supera sé stesso, quando ci viene a dire che lui sapeva benissimo che fosse irrealistico e che si permette di dirlo solo oggi, perché non voleva creare tensioni. E qui la domanda sorge spontanea, come avrebbe detto il mitico Antonio Lubrano: ma se giudicavi irrealistica la soluzione, perché sei andato avanti per oltre due anni a tener bordone al club, utilizzando l’argomento anche come scusa per il tempo che, tiranno, trascorreva inesorabilmente?
Se eri conscio delle problematiche (“per questioni viabilistiche, le soluzioni ipotizzate non avevano la capacità di accogliere le migliaia di macchine che sarebbero andate verso quel luogo”), perché non svolgere quella funzione di guida/indirizzo che un amministratore pubblico dovrebbe avere quando si ha a che fare con un’opera pubblica, sia pure finanziata da un privato? Se c’era la consapevolezza che fosse un vicolo cieco, perché buttar via due anni, peraltro spendendosi in prima persona parlando di temporary? Io, se proprio avessi avuto la consapevolezza che il provvisorio era irrealistico non sarei andato in giro per due anni a dire che per lo stadio è tutto ok, stiamo solo aspettando cosa decidono per il temporary…
Peraltro, che per lo stadio fosse tutto ok, era anche vero fino lì, visto che ora, a distanza di un anno da quando solo StadioTardini.it lo scriveva, emergono tutte le varie prescrizioni della eterna Conferenza di Servizi, che, assieme al raffreddamento dell’interesse dell’investitore, sono alla base di questo ingresso nella macchina del tempo che ci riporta non tanto al via del gioco dell’oca o Monopoli (ossia l’inizio dei vari progetti Arcadia, Zoppini, etc etc costati qualche milionata, e intanto Krause paga…) ma al 2018, ossia alla genesi del progetto di Nuovo Inizio, quello immediatamente ritirato dal tycoon, nonostante si fosse già a buon punto del percorso autorizzativo (anche perché, grandeur a parte, era essenziale e generato da chi conosce il territorio e sostanzialmente trovava tutti d’accordo).
Eh sì, la macchina del tempo, perché nel corso del programma – ma era Scherzi a parte? – Bosi, quello del senno di poi (“Eh io lo sapevo che era irrealistico…”) su diversi punti dichiarava bellamente di non sapere nulla, non avendo il (nuovo) progetto in mano. Capito? Bosi, l’assessore deputato alla grande bega, non ha in mano, ad oggi, uno straccio di progetto alternativo a quello mega-galattico, per cui, a più riprese, aveva speso date fallaci (raccolte nella cronistoria surreale di Zurlini).
Forse si comincerà dai distinti… Forse. Chissà il club cosa intenderà fare per le Curve e la loro copertura. E la Petitot? Boh… E il parcheggio sotterraneo per adempiere alla normativa Uefa? “Non sono un ingegnere, ma fatico a capire come si possa realizzare, almeno nella modalità prevista dal vecchio progetto: quindi non so se il Parma Calcio stia valutando delle alternative anche di posizionamento. Io fatico ad immaginare una soluzione, ma non sono un ingegnere, non sono un architetto: quindi non ho io la soluzione…”
Peccato che a controbattere all’assessore – per scelta del conduttore, più attento al non disturbare l’ospite che all’audience – non ci fosse, in rappresentanza della minoranza, un Bocchi o un Vignali, ma la mite Serena Brandini, ideologicamente vicina, sebbene dalla parte opposta della barricata, facendo parte di Azione. Infatti, pur essendo molteplici i punti in cui avrebbe potuto rintuzzare l’avversario, si è limitata ad invocare (più volte) maggiore trasparenza nella comunicazione, verso i residenti della zona e della comunità, creando un siparietto quando ha affermato: “molto spesso ci ritroviamo con le cose fatte e non è piacevole…”. Con Bosi, che, pronto replicava: “Se ci ritrovassimo con lo stadio fatto (sorride, nda), in realtà sarebbe positivo…”.
Ma chi ha a cuore il Tardini ed il suo futuro non so quanta voglia avesse di sorridere, davanti alla tv, nell’annotare come lo specialista degli annunci, stavolta si astenesse da qualsiasi tipo di previsione, essendosi forse stancato di esser smentito in continuazione dai (non) fatti. Del resto non so quanto serva lambiccarsi, con Brandini, sul se resterà questa Conferenza dei Servizi o meno, quando il progetto (nuovo) non esiste – e questo, ribadisco, più volte lo ha sostenuto Bosi – e dunque, al di là della propaganda, così cara al mainstream, agli atti c’è solo una PEC, autografata da Cherubini, in cui, secondo Milano, che evidentemente l’ha vista, il club fa sapere di voler «procedere alla proposta di una variante di progetto che porti con sé alcune nuove soluzioni. Tali soluzioni consistono in un intervento che presupponga un cantiere “a stralci”».
Nel seguire il talk show si è consolidata in me la convinzione, già espressa, che ci troviamo di fronte all’ennesimo pallone buttato in avanti per prender tempo: dalle parole di Bosi, infatti, trovo conferma del mio sospetto che Cherubini, tirato per la giacchetta, abbia accontentato la Giunta, che, sul Tardini, a metà del proprio mandato, si sta giocando molto (essendo stato oggetto di campagna elettorale): “Noi avevamo chiesto il rispetto di alcune tempistiche, proprio perché la città chiedeva a noi cosa accadeva in Conferenza dei Servizi, e perché la Conferenza dei Servizi non si chiudesse; noi eravamo a conoscenza che quel progetto stava subendo delle modifiche da parte del Parma Calcio, ma per il rispetto dei ruoli abbiamo atteso che le cose diventassero ufficiali, come era doveroso che fosse, e la società sportiva ha comunicato ufficialmente a noi, e di fatto anche alla città, queste sue intenzioni”.
Intenzioni che, se saranno poi realmente perseguite, han riportato indietro il calendario sino al 2018, circa, ossia ai primi vagiti del progetto di Nuovo Inizio. In mezzo anni e anni di blablabla, rassicurazioni, promesse, date, annunci, premi. Ma del doman non v’è certezza… Gabriele Majo
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Bocca stretta….
Lo stadio alla periferia era l’assoluzione più logica
Guardate oggi, con la Juve tutto chiuso strade vicoli e tutto quanto può far confusione e paura Gli abitanti in zona debbono sopportare causa la giunta comunale
Con il tardini stanno arrivando all unica conclusione possibile ovvero l’ammodernamento dello stadio esistente che Jemmi (lui si che potrebbe essere definito archi star) da Parmigiano ha spinto fino ai massimi di capienza e utilizzo.
Ora si tratta di coprire le curve per riducendo la capienza, completare il progetto degli anni 90 per rifare i “distinti” (come già previsto da 30 anni) e aggiungere un po’ di servizi per adeguarsi agli standard.
Avessero chiesto ad uno studio di Parma o banalmente anche ad un dirigente del Parma calcio degli anni 90 sarebbe stato tutto pronto da 2 anni
Si, il progetto di Italo Jemmi (e Fabrizio Fabbri e Paolo Simonetti) era davvero ben fatto, anche in ragione delle molte condizioni al contorno che dovette risolvere. E chissà che non abbia già, in una partizione del suo server, i disegni di un completamento ben fatto, pronti da allora.
Jemmi è anche uno sportivo, oltre che un pramsán: sarebbe una bella intervista, Direttore.
Se mi fate da ambasciatori, why not?
circonferenza dei sevizi
Sullo stadio hanno fatto un casino che a raccontarlo non ci si crede. A confronto la gestione sportiva di Krause è stata sobria e lineare. E Bosi? Ma davvero pensa di venire in TV a dire come se fosse la cosa più naturale del mondo che era tutto uno scherzo? Lo stadio? Ah ma il progetto di prima non si fa. Ma dai, io l’ho sempre pensato fosse una puttanata, adesso han scritto che fanno una roba a stralci ma non ho capito bene. Tengono la petitot, ma curve, distinti, parcheggi? Boh. Vedremo raga.
Ma Bosi dit da bo’? Dopo 5 anni quella che doveva essere la più importante infrastruttura degli ultimi 20 anni la liquidate così? Ma ci prendete per il culo?
Bosi…..pùvret! Persino mio zio che ha 90 anni ha capito che lo stadio con lo yankee non si farà…
E il fatto che la maggior parte dei parmigiani (i poco svelti) ci crede ancora….ma dailà…
Consiglio del BRODO DI VOLPE!!!
Se tiriamo avanti ancora una decina d’anni abbiamo risolto, tanto non ci faranno più andare allo stadio, tutti a casa con DAZN e SKY!!
Per quanto riguarda i disagi prendiamocela anche con il prefetto e la lega calcio … chiudere mezza città non ha senso ,come non ha senso fare giocare la partita in un giorno lavorativo alle 18 ,30 (20 45 no perché c’è la coppa Italia??)…. riguardo lo stadio come al solito le colpe sono sempre degli altri (comodo no?) il Parma Calcio ha già cambiato 2 volte il progetto, e ce ne sarà una terza, non per volontà sua mi risulta.dopodiche’ si aspettano sempre risposte che non arrivano e gli anni passano….i residenti”poverini” che ci fosse uno stadio non credo sia stata una sorpresa…e ora vogliono spostarlo.. comodo pure questo!!
Io l’ho prnsato e tu l’hai scritto. Che lo dicano chiaramente che non vogliono lo stadio di fianco a casa. Ma quando il padrone era parmigiano prima e bresciano poi, ma pur sempre italiano, andava bene – e che belle figure han fatto e fatto fare a Parma….
Del resto del bel tacer non fu mai scritto