NEW TARDINI, CHERUBINI E IL COMITATO
(Gmajo) – Passata la grande sbornia collettiva per il trionfo sulla Juventus, che nel consueto caleidoscopio di StadioTardini.it abbiamo cercato di sviscerare dai molteplici punti di vista dei nostri autori con acme il mio Diario Crociato, mentre l’attenzione dei tifosi sulle chat si focalizza sul caso Atalanta-Lecce, coi salentini che, secondo le ultime, dovrebbero comunque giocare domani sera, nonostante non ne avessero affatto l’intenzione, ancora affranti per la prematura scomparsa in ritiro del proprio massaggiatore Graziano Fiorita (irremovibile la Lega, che, incurante del dolore, non ha concesso ulteriori proroghe in nome della regolarità della competizione, su cui ci sarebbe da riflettere, dato che, ad esempio, la sacrosanta contemporaneità è stata da tempo abiurata in nome della pecunia dei diritti tv e non basta ricordarsene solo nelle ultime giornate, ché si può comodamente brigare prima, lontano dai riflettori), possiamo riprendere in mano l’argomento New Tardini, riportando, sia pure un po’ in ritardo, le prime parole ufficiali del club, dopo il clamoroso annunzio dei giorni scorsi del ritiro del “progettone mono-cantiere”, dopo cinque anni di gestazione, per virare su quello a stralci, come da grande pompa del mainstream alla PEC del sodalizio Crociato indirizzata al Palazzo Municipale, con manifestata questa intenzione.
A pronunziare queste prime parole, doverosamente, quello che è stato da più parti indicato come il deus ex machina della clamorosa retromarcia, ossia l’amministratore delegato pro tempo del club Federico Cherubini, il quale, con un certo buon senso, ha capito, e fatto intendere al committente, che la soluzione sin qui portata avanti era razionalmente impercorribile, per millanta motivi, tra cui, su tutti, gli alti costi e l’esodo per circa 27 mesi dei tifosi, esuli altrove. Questo, secondo l’interpretazione da più parte portata avanti, ma che io ho avuto l’ardire, da eretico quale sono, di confutare nella mia precedente analisi e durante l’ultimo Parma Talk, ritenendo, piuttosto, che ci troviamo al cospetto di una sorta di exit strategy collettiva dal grande impasse: la pubblica amministrazione che non sapeva più come saltarci fuori (lo si capisce piuttosto bene dalle parole di Bosi nella recente ospitata nel salotto di Parma Europa) e l’investitore privato, evidentemente non più così voglioso di irrogare con la pioggia d’oro la collettività per la più importante grande opera del dopo-guerra.
In sostanza, come già ho chiosato dopo l’ultima performance televisiva dell’assessore preposto alla grande bega, al momento, per sua stessa ammissione, non c’è uno straccio di progetto alternativo rispetto a quello cassato, sicché la macchina del tempo ci ha riportato al 2018, allorquando i Sette di Nuovo Inizio, stavano iniziando a pensare all’opportunità di riqualificare il Tardini, che, come riconosce Cherubini, mantiene un certo fascino (una recente ricerca lo indicava come il secondo stadio più emozionante d’Italia per atmosfera), ma ha (ed aveva in quei tempi) bisogno di manutenzione straordinaria, però, sul da farsi, salvo che non ci stupiscano a breve con nuovi effetti speciali, non c’è la minima idea…
E dunque, in attesa, dei fatti, eccovi le promesse parole di Federico Cherubini pronunziate a DAZN poco prima di Parma-Juve e qui trascritte dalla redazione di Parma Live: “Il progetto dello stadio è uno dei progetti prioritari che la proprietà Krause ha avuto fin dal principio. C’è stato uno stallo abbastanza lungo rispetto al progetto iniziale. Sono state fatte ulteriori valutazioni. Sarebbe importante per il Parma, per la città e per i tifosi avere uno stadio più funzionale, ma senza perdere quel fascino e quella tradizione che il Tardini ha. È uno stadio dall’atmosfera affascinante, uno dei più antichi d’Italia e averlo in città credo sia avere un valore aggiunto. Il fatto che i tifosi arrivino allo stadio con mobilità alternative credo sia un altro valore aggiunto. Noi faremo in modo di renderlo più moderno e funzionale, senza perdere il fascino e la storia del Tardini”.
La partecipazione di martedì scorso dell’assessore Bosi a Parma Europa non è passata inosservata anche a quelli del Comitato Tardini Sostenibile, i quali, a differenza del precedente post a caldo dopo l’annuncio della Gazzetta di Parma del passaggio al cantiere stralci, l’avevano toccata piano, come si dice in gergo, stavolta han mantenuto una maggiore continenza espositiva:
“Apprendiamo che il Parma Calcio sta predisponendo un nuovo progetto in sostituzione del progetto definitivo oggi agli atti della Conferenza dei Servizi. Il motivo più plausibile è che tale progetto e la relativa variante, così come sono, non possano essere approvati. Il nuovo progetto, si dice, avrà caratteristiche diverse da quello depositato sia in termini architettonici, sia di modalità realizzative ed economiche.
Ci aspettiamo pertanto che l’attuale Conferenza dei Servizi, che è stata aperta a settembre 2023, venga chiusa in quanto superati tutti i termini di verifica del progetto e perchè, soprattutto, si tratta di un nuovo e diverso progetto.
Per progetti “normali”, gli uffici avrebbero già rispedito al mittente la proposta!Ma non con il nuovo stadio, in cui si adottano 1000 altri pesi e misure.
Nelle risposte dell’assessore Bosi – durante il programma di Parma Europa di ieri sera – sono state date vaghe indicazioni, contradditorie e mancanti di chiarimenti su diversi aspetti di grande importanza. In una comunità normale, quando un progetto di tale dimensioni coinvolge intere parti della città, il buon senso vorrebbe che ci fosse la massima trasparenza nei confronti dei cittadini”.
Riportate, dunque, per completezza di informazione, le dichiarazioni di Federico Cherubini e il nuovo post del CTS, restiamo in attesa di successivi ulteiori sviluppi sul tema New Tardini, con la consapevolezza che l’ultima data indicata, quella dell’avvio dei lavori per Giugno 2026, allo stato delle cose è oltremodo irrealistica, mancando il (nuovo) progetto su cui ragionare. Gabriele Majo
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Io non posso più sentire quanto dice il Comitato….sappiamo benissimo che sino all’ultimo si opporranno a qualsiasi progetto riguardo lo stadio ( salvo forse quello di delocalizzarlo magari fuori città….i problemi poi li avranno altri chissenefrega, ) e invece,come se non bastasse la burocrazia con la sua infinita e risaputa lentezza, dobbiamo avere l’approvazione pure da loro… In questo modo non si andrà da nessuna parte,ma forse è quello che poi in fondo si vuole
Non serve alcuna autorizzazione di alcun comitato: se sono stati buttati via cinque anni, la responsabilità è di Comune/Società
Non lo vedremo mai .dai questo nuovo stadio ma e’ lo stesso si fa senza non ci credo alle favole balle che racconta sta’ società ‘.di …
Non mi è chiara una cosa: se si volesse procedere a fare lo Stadio a “stralci” bisogna rifare tutto l’iter da capo?
E’ evidente. Anche perché il vecchio progetto, cu cu, non c’è più…
Se veramente Kraus si è tirato indietro la figura di merda è mondiale. A questo punto liberiamoci di questa iattura visto che non c’è nemmeno più la fola dei soldi che mette nello stadio (visto che sul resto lasciamo perdere e stendiamo un pietoso velo). Comunque se fossi Cherubini per avere certezza di successo sullo stadio oculato a stralci ricorrerei all’aiuto di Mr.Wolf Ferrari, che come l’epico personaggio di Pulp Fiction è l’unico che in città “risolve i problemi”.
KK ha anche fallito l’unico obiettivo stagionale che si era prefissato…. la serie B… programmata a inizio anno e sfumata proprio alla fine quando sembrava già cosa fatta…
L’età media del comitato qual’e’? Ottant’anni?
E’ evidente che il progetto era insostenibile economicamente da parte della società e del comune, per cui è meglio dargli una rinfrescata e lasciar perdere
Salve Sig. Bertinelli,
La ringrazio per il suo intervento, però lo trovo in parte semplicistico, nel senso che non dovrebbe essere oggi, 2025, che i vari protagonisti di questa vicenda, partita nel 2020, si accorgono che il progetto non era economicamente sostenibile. Né il rimedio (la semplice rinfrescata) è quella che ci si può aspettare, dopo che un tycoon americano aveva illuso, con la sua (promessa) pioggia d’oro, gli amministratori locali (rappresentanti, eletti, dei cittadini).
Che il New Tardini, così come progettato, non fosse trapiantabile (e non solo per le richiamate questioni economiche) sulle spoglie del vecchio (ossia l’attuale) penso che qualsiasi buon padre di famiglia ci potesse arrivare ben prima dei cinque anni di propaganda, annunci etc. etc.
Per altro, mi consta che l’investitore privato non avesse alcuna intenzione di legare il proprio nome e il proprio brand ad una ristrutturazione da poveracci: per cui, prendo atto della volontà espressa dal club nella Pec indirizzata al Comune, di voler modificare il proprio progetto, procedendo a stralci. Ma non esiste ad oggi alcun progetto, per cui non solo siamo tornati al 2020, ma la macchina del tempo ci ha riportati al 2018, allorquando i vecchi soci studiarono la manutenzione straordinaria, ossia una riqualificazione conservativa, con annesso completamento del perimetro (“bombonera”). Ecco, già questo sarebbe buono, ma…